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La magica quiete del Casentino

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Meno male che esistono ancora luoghi così, che ci ricordano che c’è sempre una casa a cui tornare. E la casa che io mi immagino per me ha il ritmo quieto del Casentino, tra il vento che sussurra saperi antichi e la natura che narra di fiabe.

Il Casentino ti invita a parlare piano, a vedere quello che non vedi, a restare col fiato sospeso ad ogni curva della strada in attesa di ciò che si para davanti. Il Casentino è un’altra Toscana, una valle di foreste e acqua, borghi e pievi, luoghi sacri e castelli. Se ascolti bene si sentono ancora i passi dei pellegrini in marcia verso Roma, dei pastori lungo i tratturi, degli uomini nei castagneti.

Ti chiede di muoverti al suo ritmo il Casentino, un ritmo che oggi chiamiamo lento, ma che è sempre stato il ritmo della gente che sapeva ascoltare la natura.

Turismo sostenibile in Casentino: due giorni per sperare

Il Casentino è la valle più alta dell’Arno e del suo fiume ha preso il suo fluire dolce nel cuore di chi la conosce. Chi è andato via e ogni tanto vi fa ritorno, giura che qui c’è proprio un altro sentire. Una qualità del sentire che si misura nei dettagli: dall’acqua al profumo delle ginestre quando si attraversa la Consuma, dai sapori della tradizione al gusto di relazioni personali dirette.

Ho conosciuto questo angolo silenzioso d’Italia in un weekend di Aprile, trascorrendo due giorni insieme a Licia e alla sua mamma, nel loro B&B La Casa d’Artista ad Ortignano Raggiolo in provincia di Arezzo. È la loro casa, nella quale hanno ricavato due stanze luminose e ‘magiche’ dove accolgono gli ospiti che hanno voglia di scoprire il Casentino.

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Insieme a Licia, artista e host del B&B La Casa d’Artista

Appena arrivata Licia mi travolge col suo entusiasmo: dire che è un vulcano è poco, una vera e propria esplosione di idee e intraprendenza che si traduce in arte e in un impegno costante per valorizzare il Casentino attraverso buone pratiche di turismo sostenibile. Licia è la speranza che questa terra di confine possa vedere un nuovo domani, uno sviluppo coerente e rispettoso delle sue risorse naturali e umane, capace di preservarne quell’identità di terra autentica, come lo sono ancora l’Amiata e la Lunigiana in Toscana.

Il Casentino è una terra nascosta, che va cercata e che “soffre” sotto l’ombra di una gloriosa Firenze dall’altra parte della valle e dell’Eremo di Camaldoli, meta instancabile di pellegrinaggi.

Licia, insieme al suo sindaco e a pochi altri operatori (compresa la mamma!), si è rimboccata le maniche da tempo perchè il suo Casentino possa fermare lo spopolamento attraverso l’unica attività intelligente che qui si può sviluppare: il turismo sostenibile. Questi territori sono attraversati da storiche vie di comunicazione – prima di tutto quello della transumanza – oltre che da splendidi sentieri tra boschi e foreste di abeti, faggi, querce e castagni che possono (e devono) trasformarsi nel fondamento attorno a cui creare una rete di offerta turistica che ne valorizzi l’identità.

Il B&B di Licia, La Casa d’Artista

Licia del b&b La Casa d'Artista

Licia è la creatività fatta persona, una creatività che si nutre della natura e dei suoi infiniti stimoli. Oltre che farmi conoscere il suo amato Casentino, mi ha fatto immergere nel mondo materico della sua arte, che prende ispirazione dai fiori, dalle piante, ma soprattutto dagli alberi, soprattutto dalle cortecce. Così il suo bed and breakfast brilla delle sue creazioni, enormi quadri di alberi eleganti e sinuosi che di notte si trasformano, illuminandosi al buio. Sono i suoi quadri magici, che raccontano una storia che prende vita di notte e che crea delle suggestioni davvero particolari.

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casentino bed and breakfast

i quadri magici di licia baldini

I quadri magici di Licia

Per creare queste magnifiche opere, Licia attraversa la strada di casa e si rintana ore e ore nel suo laboratorio artistico, un’enorme stanza dentro cui prendono vita tutte le sue passioni: il cinema, la musica, i libri e naturalmente l’arte.

il laboratorio di licia

le opere di Licia Baldini

Licia e il suo sorriso costante: mi ha letteralmente trascinata dentro la sua smisurata energia e il suo amore incondizionato per questo territorio. Mi ha confessato: “Ho viaggiato, sì, ma poi quando torno qui mi rendo conto che non mi manca niente, ho tutto ciò che mi rende felice.” E lo dice una ragazza di nemmeno trent’anni! A sostenerla c’è sua mamma, un tornado come la figlia (ecco da chi ha preso!), che instancabile gestisce da sola l’unico bar del paese, un circolo ARCI che è il centro di tutte le attività del piccolo paese di Ortignano Raggiolo, ad un passo dal B&B che gestiscono insieme.

la mamma di licia baldini

La mamma di Licia, col suo pappagallino Trenta

Tra Raggiolo e Quota, due borghi da salvare

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Per tenere in vita piccoli borghi dell’Appennino come Raggiolo e Quota, ti devi aggrappare con le unghie e con i denti. Me ne sono resa conto passeggiando tra le loro vie silenziose e disabitate insieme a Licia, guardando le porte chiuse, le finestre sprangate. Pochi, tenaci abitanti provano a resistere alle esigenze della modernità e alle difficoltà del quotidiano, sostenuti dall’amore per questa terra che restituisce tutto quello che le si da.

Licia e sua madre ne sono un esempio e insieme a loro i signori che da generazioni (addirittura prima dell’Unità d’Italia) gestiscono l’unica bottega di alimentari di Raggiolo. O come Luigi che insieme alla moglie ha scelto di crescere i tre figli nella piccola frazione di Quota, gestendo la deliziosa bottega di prodotti tipici Paneolio.

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Luigi e sua moglie: insieme gestiscono la deliziosa bottega di alimentari Paneolio a Quota

Sono esempi di quanto il desiderio di una vita appassionata, legata fortemente alla propria identità territoriale possa essere possibile. Con grande fatica, certo, ma ho trovato negli occhi trasparenti di queste persone una luce speciale, quella di chi si alza al mattino felice di essere proprio dov’è.

L’Italia è piena di borghi da salvare come Raggiolo e Quota e la sfida del nostro tempo è quella di farli ritornare a vivere attraverso la creatività, il turismo esperienziale, l’artigianato. Dobbiamo proteggere le storie, tramandare i saperi, far conoscere le tradizioni: sono lo specchio di quello che abbiamo imparato ad essere, in un Paese così meraviglioso come l’Italia.

Apri la finestra: quello che vedi è anche il tuo sogno.

 

Maggiori informazioni

Ho dormito nel b&b di Licia, La Casa d’Artista, in mezzo ai suoi quadri magici; se vuoi gustarti delle foto molto suggestive del Casentino, Licia mi ha consigliato di seguire il sito del suo amico fotografo Alessandro Ferrini www.ilbelcasentino.it; se vuoi fare incetta di ottimi (e freschissimi) prodotti locali devi assolutamente passare da Luigi e sua moglie di Paneolio, negozio di alimentari nella frazione di Quota.

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti,
gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.

Abbiamo bisogno di attenzione.
Attenzione a chi cade,
al sole che nasce e che muore,
ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato…

Abbiamo bisogno di rallentare
più che accelerare,
di dare valore al silenzio,
al buio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.

[Franco Arminio]

2 Commenti

  1. Brava Selene! Hai saputo trasmettere la passione di queste persone “resistenti”, eroi delle “piccole cose” che in verità sono grandi. Magica terra il Casentino, me ne sono accorto anch’io in un piccolo viaggio nel 2016.

    • Grazie Luca. A volte soffro proprio nel non riuscire parole abbastanza GRANDI e POTENTI per rendere giustizia a persone così. Persone che agiscono invece che parlare, che creano, danno vita al cambiamento. Spero di aver contribuito, anche se in piccolo, a far conoscere una terra come il Casentino: la sua bellezza ha “solo” bisogno di parole nuove per essere raccontata.

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