Cultura
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Bologna, cosa vedere in bicicletta

bologna cosa vedere

Bologna cosa vedere: hai mai pensato di scoprirla in bicicletta? Su due ruote la prospettiva cambia, si possono coprire distanze maggiori e raggiungere angoli della città poco esplorati. Io l’ho fatto insieme agli amici di BIKEinBO. Ed è stata una bella scoperta!

Bologna in bicicletta: un tour tra storia, arte e curiosità

bologna in bicicletta

Sfidando il freddo, lo scorso 8 Dicembre ho trascorso una mattinata in bici per Bologna grazie ad un tour prenotato tramite Sharewood: una start up nata per far incontrare domanda e offerta di attrezzatura sportiva, ma anche di tour guidati ed esperienze outdoor.

In compagnia della mia amica Arianna di Eat Travel Live Positive ho inforcato le due ruote per lasciarmi stupire da un nuovo sguardo sulla città, che frequento da anni, ma che non ho mai conosciuto in maniera così emozionante e approfondita.

blogger a bologna

Insieme ad Arianna di Eat Travel Live Positive

Bologna cosa vedere in bici

La partenza è da via Indipendenza, una delle arterie principali della città: la prima sosta è poco più avanti, sotto Porta Galliera per guardare da un’altra prospettiva il Parco della Montagnola: si tratta del primo vero giardino pubblico di Bologna, nato già nel Seicento, che ha assunto il suo aspetto definitivo solo in età napoleonica. Lo sapete che nasce sulle macerie della rocca di Porta Galliera? Ovvero si tratta di una collinetta artificiale, un po’ come il Monte Testaccio a Roma.

Da qui lungo via Riva Reno – che fa ben capire cosa ci scorresse a fianco – per una sosta davanti alla Chiesa di Santa Maria della Pioggia: un luogo di culto fortemente legato alla Madonna, un cui dipinto con Bambino fu ritrovato integro dalle macerie di una casa andata in fiamme. Quando si dice i segni del Divino! 😉

In effetti tra le case di Bologna scorreva l’acqua, la cui energia veniva convogliata nei mulini che servivano per la lavorazione della seta. Sì, perchè a quanto pare fin dal XV secolo Bologna è stata centro di eccellenza nella produzione della seta grazie a innovazioni tecnologiche e di processo che l’hanno affermata in tutto il mondo. In effetti Bologna in epoca Medievale era una sorta di piccola Venezia, il cui sistema di canalizzazione serviva per muovere la ruota idraulica che dava energia al filatoio rotondo che lavorava contemporaneamente i fili di centinaia di rocchetti. I mulini da seta alla bolognese risultavano particolarmente efficienti perchè aumentavano i ritmi produttivi e garantivano filati di migliore qualità. Il primato della città nel settore della filatura è rimasto vivo fino alla fine del Seicento, secolo in cui è iniziato il lento declino di quest’arte.

mulino da seta bologna

Ci siamo poi addentrate tra le strette vuizze del ghetto ebraico per fermarci davanti a quella che era la Sinagoga; qualche altra pedalata e siamo arrivate nella splendida Piazza Santo Stefano su cui sorge l’omonima Basilica: un intreccio di ben sette edifici di culto sorprendentemente incastonati l’uno nell’altro, davvero unica per l’elegante solennità degli interni.

Una sosta obbligata è stata quella su via Piella: qui non si può non fotografare lo scorcio che si apre dalla famosa finestrella. Quest’angolo di città è noto come “la piccola Venezia”: se ci si affaccia da questa piccola apertura fra i palazzi, si può vedere scorrere uno dei pochi tratti d’acqua che tra i primi del Novecento e il dopoguerra non è stato ricoperto di asfalto. Così è più facile immaginarsi com’era la città ai tempi in cui i mulini giravano operosi!

finestrella via piella bologna 2

La finestrella di via Piella

 scorcio finestrella via piella

Lo scorcio dalla finestrella di via Piella

Il tour in bicicletta per Bologna termina nel cuore vivo della città: piazza Maggiore, centro nevralgico della vita sociale. Uno sguardo ai palazzi più importanti che compongono la scenografia della piazza: lo storico Palazzo d’Accursio, il Palazzo del Podestà e il suo voltone magico, Palazzo dei Notai, l’elegante Palazzo dei Banchi e l’imponente Chiesa di San Petronio. San Petronio che ho scoperto essere un’opera incompleta: non solo chiaramente per la facciata – completata solo nella parte inferiore, quella che si allineava agli altri palazzi della piazza – ma anche per il transetto mancante. Giuro che non ci avevo mai fatto caso!

La chiesa (incompleta) di San Petronio

Palazzo d’Accursio Bologna

Bologna è una città dalle mille anime, me ne sono resa conto pedalando tra le sue strade che in questo Ponte dell’Immacolata erano affollate di gente: un’anima medievale, che si scorge nelle torri che spuntano come sentinelle; un’anima artistica, in fermento, che si coglie nelle innumerevoli mostre e sedi museali; un’anima più frivola che si perde tra i luccichii dei negozi.

In effetti Bologna si porta dietro almeno tre famosi appellativi: Bologna la Dotta, per la sua famosa università, la più antica d’Italia, fondata già nel 1088, ancora oggi frequentata da tantissimi studenti italiani e stranieri; Bologna la Rossa, per la passione politica e il colore degli edifici che disegnano un centro storico medievale fra i meglio conservati in Europa; e Bologna la Grassa, per l’opulenza delle sue specialità gastronomiche.

Bologna è anche detta la rossa, per la predominanza di questo colore sulle facciate degli edifici

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