Cultura
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Dozza, un viaggio nel colore

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Dozza, borgo dei murales. Così è conosciuta questa intima città a pochi chilometri da Bologna e da Imola, famosa per essere diventata un vero e proprio museo a cielo aperto. Passeggiando tre le sue stradine acciottolate, ogni passo diventa colore e ogni grigiore lascia spazio allo stupore dell’arte che appare.

E di grigiore ce n’era tanto domenica: pioggia e nebbia insieme ad influire sull’umore anche di chi meteoropatico non è. Ma, poi, è stato un lampo: travolta dalle tinte abbaglianti di enormi tele che abbracciano portoni, finestre e facciate delle case. Non c’è più il freddo, non c’è più la foschia a sciupare la tavolozza che mi si svela davanti. Se qualcuno mette in dubbio la capacità dell’arte di creare il bello, beh, venga a Dozza a ricredersi.

Certo, in sè Dozza ha già la bellezza di un borgo medievale adagiato su una collina, fatto di romantiche stradine che si srotolano fino alla Rocca come un fuso, com’è in effetti la forma di questa città. Ma ciò che ha reso Dozza borgo dei murales famosa in Italia, è stata sicuramente la Biennale del Muro Dipinto, rassegna di pittura attiva dal 1960 che ha contribuito a cambiarne il volto, trasformandola in uno dei Borghi più Belli d’Italia. E di quest’arte i suoi abitanti se ne prendono cura, valorizzando ogni particolare per esaltare i dettagli e le sfumature delle opere: Dozza ti parla per immagini, ti lascia tornare un po’ bambino a quando disegnare su un muro era liberazione, gioco sicuramente. Non è la contemplazione quasi sacrale che impongono i musei: qui a Dozza puoi diventare parte del racconto, parte dell’opera, parte di una storia che scorre sul filo di un paesaggio dipinto che aspetta solo di svelarsi. È l’arte viva, sempre attuale dei murales, che esce dal chiuso di una stanza per diventare favola presente e senza tempo.

La Biennale del Muro Dipinto: prendi un muro e fanne magia

E poi un giorno Dozza è diventata una grande tela bianca, lasciata alla libera creatività degli artisti perchè ne esaltassero le luci e le ombre, le atmosfere e i profumi. Così dagli anni Sessanta quella che era nata come rassegna di pittura estemporanea sulla tradizione italiana del muro dipinto, diventa un concorso biennale che abolisce premi e graduatorie per puntare al primato dell’artista. Ogni due anni si possono vedere gli artisti creare dal vivo la propria opera, seguendoli nell’evoluzione della creatività che dal muro bianco porta a spettacolari realizzazioni artistiche che si accordano allo spirito di Dozza, al suo carattere e alle sue forme.

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Camminare per Dozza diventa quasi una caccia al tesoro, un’emozione inaspettata capace di colorare anche le giornate più grigie. L’arte si fa paesaggio urbano e arreda i muri delle case, le strade e le piazze, dando luce ad ogni angolo ed aprendo suggestioni improvvise. A guardarla non si riesce ad immaginare come possa essere stata prima, senza queste opere che ti parlano e che ti invitano a sostare, a fermarti e a cambiare angolazione per vederle meglio, per sentirne il senso.

Ogni due anni quindi il borgo dei murales si anima di artisti che lavorano a stretto contatto con gli abitanti e per una settimana si respira il fermento della creatività, l’odore dei colori che si accordano con i muri, i pensieri eccitati di chi vede cambiare il presente sotto le proprie mani.

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“Muro 150” firmata nel 2011 da Gino Pellegrini sulla facciata della caserma dei Carabinieri

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Dagli anni sessanta ad oggi tantissimi artisti nazionali ed internazionali si sono succeduti nel creare il racconto illustrato di Dozza, da Sebastian Matta a Giuseppe Ziganina, da Riccardo Schweizer a Cesare Sughi e Norma Mascellari; tra i più recenti Tano Pisano, Bruno Ceccobelli, Luca Alinari, Gino Pellegrini, Marcello Jori, Bruno Benuzzi, Karin Andresen, passando per gli illustratori Paolo Barbieri e Maria Di Stefano, fino al vignettista e disegnatore Fabrizio “Bicio” Fabbri.

Dal 2007 il Muro Dipinto prende vita sia nel borgo antico di Dozza che nella parte “moderna” di Toscanella, dove trovano spazio in particolare writers e street artists. Così al Wall Painting si è iniziato ad accostare il Writing nella parte più nuova del borgo coinvolgendo artisti come dozza-borgo-murales-writersHemo, Moneyless e Paper Resistance.

Ma questo non è l’unico elemento di contemporaneità: oggi è infatti disponibile la App gratuita in.dozza con la quale conoscere meglio le opere, gli artisti che hanno partecipato alle varie edizioni, ma anche gli eventi e le iniziative legate al Muro Dipinto

La Rocca Sforzesca di Dozza

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Potente e massiccia, la Rocca di Dozza ti accoglie appena entri nel borgo e ti scruta mentre cammini fermandoti ad ogni passo, ad ammirare un quadro inaspettato. In lei convergono le due strade che attraversano longitudinalmente il paese e, nonostante l’aspetto burbero, in lei si nasconde oggi un cuore buono, l’anima agricola di questo territorio: l’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna.

Il castello di Dozza fu costruito esattamente nel 1250 per essere una struttura militare. Ma col tempo è diventato altro, da palazzo signorile a residenza per nobili. Il suo aspetto attuale è infatti il frutto delle trasformazioni completate dai Malvezzi nel 1594: la parte più importante della residenza è proprio al piano nobile, con la sala di rappresentanza arredata con mobili e dipinti del ‘700 e aperta sul grande terrazzo. Arredi di gusto rinascimentale e barocco, soffitti a cassettoni e tele alle pareti, si mescolano al suo animo militare come la sala delle armi, le prigioni e le celle di segregazione dei sotterranei.

L’Enoteca regionale

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È nelle cantine della Rocca di Dozza che si disvela l’anima della tradizione di questa regione, autentica e sincera come il vino che viene prodotto dai vigneti che circondano il borgo: l’Albana. L’Albana di Romagna è stato il primo vino bianco in Italia a ricevere il riconoscimento DOCG nel 1987,  un vino storico, il classico vino del contadino, torbido, iper-profumato, che oggi è stato riscoperto per vivere una seconda giovinezza a fianco della cucina romagnola.

L’enoteca regionale è un viaggio nel territorio, attraverso oltre 600 etichette selezionate: la più grande cantina di tutta l’Emilia Romagna nasce proprio per valorizzare questo inestimabile patrimonio che non è solo vino, ma è conoscenza, tradizione, passione.

L’enoteca è un luogo di meditazione, dove conoscere l’anima più sincera dell’Emilia Romagna sedendosi nella piccola saletta dedicata alla degustazione: qui si possono scoprire non solo i bianchi e i rossi, ma anche gli aceti Balsamici e, in particolare, i due grandi aceti Dop regionali: l’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia e quello di Modena.

Più info su Dozza

Si parcheggia appena fuori dalla Rocca, in un grande parcheggio in via Don Giovanni Minzoni che di domenica è gratuito. Dozza si gira a piedi: è tutto comodo e facilmente raggiungibile, come i vari ristorantini e osterie che si nascondono sotto i portici e tra le viuzze. Poco distante da qui l’importante centro termale di Castel San Pietro Terme, famoso già dal 1300.

www.fondazionedozza.it

2 Commenti

  1. Ciao Selene, Dozza è nella lista dei borghi che visiterò nel 2017. Con le tue parole mi hai confermato che è un luogo speciale 🙂

    • Ciao Eliana! Lo è, te lo confermo. Soprattutto perchè è stata capace di rapirmi nonostante il tempo fosse proprio grigio e triste! 😉 Davvero un tuffo nel colore, che stupisce ad ogni passo. Organizzati presto!

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